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Sito archeologico Tortolì - S'Ortali e su Monti


A due passi dallo splendido litorale di Orrì, sorge il complesso di S’Ortali ‘e su Monte. Nell’area sorgono interessanti testimonianze dell’età prenuragica e più consistenti tracce del periodo nuragico.
Al Neolitico Recente (3300-2500 a.C.) sono riferibili una domus de janas (grotticella funeraria artificiale), sicuramente parte di una vasta necropoli, e alcuni menhir, due dei quali ancora eretti presso la vicina tomba di giganti; resti di un probabile circolo megalitico, inoltre, potrebbero attestare una frequentazione del sito nella precedente età del Rame (2000-1800 a.C.).
Riferibili all’età del Bronzo e del Ferro, l’insieme monumentale comprende un nuraghe complesso del tipo a tholos dotato di un imponente antemurale, un villaggio di capanne che testimonia la vocazione agricola dell’insediamento e una tomba di giganti con stele centinata.
Il sito si rivela essere un prezioso compendio di archeologia sarda che comprende al suo interno testimonianze di culture diverse che fanno intravvedere attraverso il velo dei millenni le dinamiche sociali ed economiche che regolavano la vita quotidiana, le attività produttive e la religiosità nella Sardegna preistorica.


COME ARRIVARE
Da Tortolì: lungo la strada che conduce al litorale di Orrì, nei pressi della seconda Cabina elettrica dell'Enel è posto un cartello turistico che indica il parco archeologico di San Salvatore. Da qui si imbocca la strada bianca sulla destra e, a circa 100 mt., ancora sulla destra si incontra la strada che, dopo 200 mt, conduce al complesso archeologico: il nuraghe è situato sulla destra della strada, mentre la tomba dei giganti e i menhir si trovano a sinistra.

 

Costi:

intero 3 €   |   Ridotto 1,50 €

Orari di apertura (chiuso il lunedì salvo prenotazione anticipata):
massimo 15 persone a turno su prenotazione al nr. 393.9020917
- ogni visita dura ca. 1h 15' -
Apr. - Mag.:        9.00-12.00 / 16.00-19.00 
Giu. -Sett.:         9.00-12.30 / 16.00-20.00
Ott. e Mar.:         9.00-12.00 / 15.00-18.00
Nov. - Feb.:        9.30-13.00 / 14.00-16.30

Note:
- Si consiglia l'uso delle scarpe chiuse tipo tennis.
- La visita non sarà effettuata in caso di temperature elevate e in caso di pioggia.

 

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La piana d’Ogliastra, fertile madre dalla notte dei tempi

IL COMPLESSO ARCHEOLOGICO DI S'ORTALI 'E SU MONTE-SAN SALVATORE A TORTOLÌ

Tracce del rapporto tra uomo e territorio in epoca preistorica

L'area archeologica di S’Ortali ‘e Su Monte sorge nei pressi della chiesetta campestre di San Salvatore, lungo la strada che da Tortolì conduce alla splendida spiaggia di Orrì.
Il complesso archeologico comprende testimonianze dei momenti più importanti della preistoria sarda. Grazie alla felice posizione e alla mitezza del clima l’uomo sin dalla preistoria scelse questo territorio per insediarvi i propri villaggi.

Al neolitico risalgono la domus de janas e i menhir mentre un grande nuraghe complesso e un’imponente tomba dei giganti testimoniano la presenza dei Nuragici durante l’Età del Bronzo.
Recenti campagne di scavo, curate dalla Soprintendenza Archeologica per le Provincie di Sassari e Nuoro e diretti dalla Dott.ssa Maria Ausilia Fadda, hanno evidenziato un parziale riutilizzo delle strutture in epoca punica, romano-bizantina e medievale. Architetture nuragiche raccontano la vita quotidiana.
 
La civiltà nuragica si sviluppa in Sardegna circa 3600 anni fa quando gli antichi abitanti dell’Isola apprendono le tecniche di lavorazione del bronzo. La necessità di controllare le risorse minerarie comporta un nuovo rapporto tra uomo e territorio, determina rinnovati equilibri commerciali e culturali con gli altri popoli Mediterranei e l’emergere di famiglie egemoni all’interno dei gruppi sociali. Migliaia di nuraghi disegnano i contorni del paesaggio sardo, quali simbolo della forza delle singole comunità e della capacità di rimarcare il primato nel territorio di loro pertinenza.

Il nuraghe di S'Ortali 'e su Monti si caratterizza per la sua forma anomala condizionata dalle asperità del terreno come accade per molti nuraghi ogliastrini.
Il nuraghe, impiantato su una collinetta a poche centinaia di metri dal mare, ha una pianta complessa: l’imponente torre centrale, recentemente scavata e restaurata, è al centro di un cortile delimitato da una cinta muraria costruita con grossi massi. Questo antemurale ingloba nel suo andamento irregolare tre piccole torri ancora ingombre da materiale di crollo. L’accesso al cortile, originariamente provvisto di tre ingressi, due dei quali obliterati in antico, avviene dal lato orientale.

Una grande capanna, messa in luce durante l’ultima campagna di scavo, è posta a ridosso della torre centrale. L’accesso alla torre è stato impreziosito dai costruttori con la messa in opera di un architrave finemente lavorato, ricavato probabilmente dal riutilizzo di un menhir, pietra sacra della precedente fase neolitica. Una finestrella triangolare sormonta l’architrave con la funzione di scaricare sugli stipiti il peso della muratura sovrastante.
Alla camera del nuraghe si accede attraverso un corridoio coperto a piattabanda nel quale si apre, sulla sinistra, un ampio vano scala che conduceva con gradini ampi e profondi ad un terrazzo o ad un possibile vano sopraelevato.

La camera circolare è stata oggetto di recenti scavi che hanno scoperto il piano di utilizzo risalente all'epoca della sua costruzione, il Bronzo medio, 1500 a.C. circa. L’ambiente era in origine voltato a tholos, termine che definisce la falsa-cupola tipica dell’architettura nuragica in cui filari circolari di pietre si restringono man mano che si sale in altezza, chiudendosi in alto con una singola pietra. Nel paramento circolare si conservano tre grandi nicchie disposte frontalmente e ai lati dell’ingresso. Lungo il perimetro della camera si impostava un sedile in pietra, oggi parzialmente conservato, che può indurre a pensare che all’interno di questo ambiente ci si riunisse per prendere decisioni importanti. A testimoniare la prosperità e l'importanza dell’insediamento contribuisce il ritrovamento di un deposito di 19 asce in bronzo a margini rialzati custodite nella torre come un tesoro prezioso.

Le murature nuragiche, realizzate a secco, si compongono di un paramento interno e uno esterno: l’intercapedine tra i due veniva riempita di terra e pietrame di medie e piccole dimensioni. Questa tecnica, insieme all’uso di zeppe di rincalzo tra una pietra e l’altra, ha conferito alle strutture una straordinaria robustezza e stabilità e ha reso possibile la realizzazione di corridoi interni e scale permettendo di sfruttare al massimo lo spazio.
Per la realizzazione di arredi, soppalchi e scale dovevano essere stati molto utilizzati legno, sughero, cordami e pelli, materiali fragili e deperibili di cui purtroppo non rimane traccia nel tempo.

 

Allo stato attuale delle ricerche non si può ancora dire con certezza come venisse costruito un nuraghe. Si può supporre che venissero utilizzati degli schemi condivisi (come per esempio la circolarità delle torri), applicati con delle varianti più o meno consistenti, dettate principalmente dalla funzione della struttura, dal tipo di terreno e dalla pietra impiegata. Nel rilievo che ospita il nuraghe si estende un ampio villaggio la cui vocazione, come suggerito dal nome stesso del toponimo, “l’orto del monte”, era quella dello sfruttamento a fini agricoli del territorio, fertile e generoso ancora oggi.

 

All'esterno dell’antemurale sono state messe in luce diverse capanne circolari a funzione abitativo-produttiva che hanno restituito grossi contenitori in terracotta (ziri o giare) destinati alla conservazione di cibi e derrate alimentari. Nel settore Nord, il ritrovamento di un vero e proprio granaio, formato da una decina di silos con semi di cereali al loro interno, fa pensare che a S’Ortali ‘e su Monte il grano coltivato venisse raccolto e conservato sia per le esigenze della comunità sia per la distribuzione ad altri centri.

 

Realizzati tra la fase finale dell'Età del Bronzo e la Prima Età del Ferro (intorno al 900 a.C.), quando il sito subì profonde trasformazioni edilizie, i silos sono edificati in uno spazio delimitato da un muro che corre grosso modo parallelo a quello di cinta, a costituire una piattaforma rettangolare sopraelevata. Originariamente questi contenitori dovevano avere un’altezza di circa un metro e mezzo e possiamo immaginare fossero interrati fino all’imboccatura circolare.
La trasformazione del grano e dei suoi derivati è attestata da una capanna di granito e porfido, chiamata capanna mulino, che ha restituito una notevole quantità di macine, composte da due elementi. Una grossa pietra concava fungeva da base e una più piccola, chiamata contro macina, permetteva, attraverso un energico sfregamento sull’altra pietra, la frantumazione dei chicchi fino ad ottenere una farina integrale per la produzione del pane.

Probabilmente il grano prodotto consentiva il commercio con altri beni: il centro dovette essere di nodale importanza per le dinamiche economiche di tutta la regione, possibile piazza di scambio tra gli insediamenti montani dell’interno e quelli a valle, punto di incontro tra le genti Sarde e gli altri popoli che solcavano il Mediterraneo.

 

Echi del millenario culto dei morti

L’aspetto funerario è illustrato, per il periodo neolitico, da una domus de janas formata da un unico ambiente, parte di un ampio complesso cimiteriale che si impiantava nei rilievi prospicienti il litorale, come la necropoli di Monte Terli che fronteggia a poche centinaia di metri l’insediamento. Queste piccole tombe comuni, grotticelle artificiali scavate con fatica nel granito, riflettono la complessa spiritualità delle genti che nel IV millennio a.C. avevano popolato l’intera Isola.


All’età del bronzo risale invece la tomba dei giganti, così chiamata dalla tradizione popolare in virtù della sua imponenza, sepolcro collettivo destinato agli abitanti del vicino villaggio. Presso questi monumenti i nuragici dedicavano ai loro morti, non si sa se a tutti o solo a quelli appartenenti alle classi sociali più alte, offerte e culti particolari legati alla divinizzazione degli antenati.

La tomba di S’Ortali ‘e su Monte presenta uno schema architettonico canonico. Uno spazio semicircolare (esedra) è delimitato nella parte anteriore da grandi lastre infisse sul terreno (ortostati): era questa l’area sacra destinata ai culti funerari, come testimoniato dalla presenza del bancone-sedile a dal ritrovamento in quest’area della maggior parte dei reperti archeologici.
Al centro si trova l’ingresso al monumento qui evidenziato da una grande pietra decorata con una sorta di cornice (stele centinata), oggi riposizionata e originariamente costituita da più parti. Alla base della stele si apriva solitamente una piccola porta, qui assente, che rappresentava il passaggio simbolico nel mondo dei morti e che introduceva alla camera funeraria vera e propria dove venivano accolte le spoglie dei defunti. In questo caso, il sepolcro è costituito da un ambiente rettangolare con la parte finale leggermente ricurva; la muratura si conserva per soli tre filari ma in origine era sicuramente più alta e l’intero corridoio era coperto da grosse lastre; l’intera camera esternamente era forse rivestita da un tumulo di terra per tutta la sua lunghezza.

 

Le tombe di giganti e il culto dei defunti furono, durante il periodo della grande fioritura della civiltà nuragica, il contesto sacro in cui si esprimeva la religiosità e la pietà verso gli antenati, eternati e venerati attraverso questo monumento che ben riflette il gusto del grandioso così largamente espresso nell’architettura civile del nuraghe.

 

Il sito, insieme ai complessi archeologici di Scerì a Ilbono e di S’Arcu ‘es Forros a Villagrande Strisaili, è fruibile grazie ad un progetto di gestione integrata.

 

Per informazioni e prenotazioni e sui servizi offerti è possibile rivolgersi alla società IREI S.r.l. al numero 393.9020917 oppure consultare il sito www.irei.it.

Alessandra Garau 


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